Il secolare e aristocratico isolamento di questo lembo di territorio ligure ha certamente contribuito a salvaguardare la bellezza e il fascino di un paesaggio inusitato, vigoroso e in gran parte intatto, unitamente alla particolarità dei suoi cinque paesi. Tutto ciò è fondmentale e pare la base dell'attrazione irresistibile che suscitano le Cinque Terre sulla fantasia dei sempre maggiori appassionati visitatori. In nessun luogo forse, come nelle Cinque Terre, l'uomo ha mutato l'ambiente originario e dall'uomo deriva l'identità dell'ambientale tanto che la natura e la storia umana appaiono inscindibili. 
Per ogni paesaggio antropico gli elementi naturali originari: la struttura dei declivi, la roccia, il colore della pietra e della terra, la vegetazione, rivestono un aspetto fondamentale e sicuramente imprescindibile; mai tuttavia, tutto questo è tanto vero, quanto per il paesaggio delle Cinque Terre, dove roccia, pietra, declivi, costituiscono gli elementi fondanti, essenziali del tessuto ambientale.
Se in effetti l'architettura varia principalmente per le articolazioni dei piani e degli spazi, per l'ampiezza dei volumi, per sfumature cromatiche e tagli prospettici; l'urbanistica risente inesorabilmente dell'ordito naturale e della trama originaria. Infatti mentre il paesaggio dopo il Mesco si stempera 
addolcendosi in anfiteatri vallivi di più ampio respiro, da Monterosso a Riomaggiore i coni montuosi dirupati e profondi sul mare si spezzano nervosi lasciando apparire smagrita e scarnificata, dall'avido mare, la viva e ruvida roccia, che appare prima robusta e sbrecciata, infine tronca e inaccessibile, a picco sul mare aperto, nel tratto che va da Riomaggiore all'isola del Tino.
Il tutto quale mirabile esempio, valore ultimo, della perfetta integrazione tra uomo e natura nella creazione di un ambiente d'ulivi e scandita in ordinate geometrie di viti tese a limitare, sugli orridi, l'avanzare confuso del manto verde boscoso. Il tutto quale mirabile esempio, valore ultimo, della perfetta integrazione tra uomo e natura nella creazione di un ambiente di cui l'uomo è stato primo interprete e autentico costude. La zona ha saputo conservare infatti, nel tempo, i suoi tipici caratteri orografici mantenendo inalterato il felice rapporto, di equilibrio, tra natura e lavoro dell'uomo, dimostrando, come scrisse il Giustiniani: "Quando possa e voglia l'ingegnoso intelletto umano, il quale con l'industria sua provvede a quel che la natura ha negato".
Per comprendere questo ambiente è necessario scendere e penetrare tra le case all'interno della convulsa e fittissima rete urbana dei borghi quindi risalire in alto: a San Bernardino, a Groppo, a Volastra, alla Madonna di Reggio o a Montenero assaporando l'aria e l'anima di questo paesaggio.
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